Un’altra vittoria nella cura delle ferite difficili per il Centro Iperbarico di Ravenna

Pietre in equilibrio è una forma di espressione artistica che consiste nella realizzazione di composizioni fatte con pietre poste in equilibrio una sull’altra, che in apparenza sembrano essere fisicamente impossibili.
Questo rappresenta un po’ quello che ci troviamo ad affrontare ogni giorno quando ci occupiamo dei nostri pazienti. La traiettoria delle lesioni di difficile guarigione è strettamente correlata con la presenza di una o più patologie, ma soprattutto con l’equilibrio che si cerca di ottenere per raggiungere un benessere tale da ottenere risultati positivi. Non è facile, risulta quasi una sfida. Ma abbiamo le armi per poter vincere in ogni caso”.

ferite-difficili-iperbarico-ravennaCon questa bellissime parole cariche di positività, la coordinatrice infermieristica del Centro Cura Ferite Difficili (CCFD) del Centro Iperbarico di Ravenna, Klarida Hoxha, durante la consueta riunione staff lesioni cutanee che si tiene ogni mese, ha introdotto un caso clinico molto delicato, che il nostro personale sanitario ha seguito con perseveranza nel corso degli ultimi anni.

Di seguito pubblichiamo il suo emozionante racconto:

“Il caso clinico che presento è quello di un giovane uomo di 49 anni, in cura presso il nostro Centro da moltissimi anni, inizialmente per una protesi infetta dell’anca in cura con ossigenoterapia iperbarica, successivamente per lesioni agli arti inferiori (sempre diverse) con ricorrenti recidive causate dalla sua situazione di base abbastanza complicata. Abbiamo sempre vinto la sfida con lui, ma l’ultima volta siamo stati messi alla prova davanti all’ennesima recidiva.

Il paziente ha alle spalle una lunga storia, ormai passata, di tossicodipendenza. Questo, nel tempo, gli ha causato una serie di situazioni patologiche di natura diversa, che si sono susseguite una dopo l’altra, tra cui: una brutta epatopatia HCV correlata, insorgenza di diabete, un’anemizzazione cronica che richiedeva diverse trasfusioni cicliche, trombosi venose ricorrenti e danneggiamento delle vie linfatiche.

La sua salute cagionevole lo ha reso sempre più debole nelle risposte di guarigione nel momento in cui insorgevano le lesioni. Già quattro anni fa siamo riusciti a guarire una lesione che interessava l’intero arto inferiore a manicotto, dalla caviglia al ginocchio. Per circa 3 anni non è successo nulla di particolare, se non che, dopo un blocco linfatico che ha imbibito tutti i tessuti dell’arto inferiore, sono comparse delle piccole ulcerazioni che si sono evolute in vere e proprie ulcere di difficile guarigione.

Abbiamo quindi optato per un percorso multiterapeutico considerando i numerosi fattori di compromissione.

Per prima cosa, abbiamo eseguito il debridement (pulizia chirurgica) con il Laser CO2 e applicazioni di fotobioluminescenza con la terapia Klox e l’ossigenoterapia iperbarica. La terapia a pressione negativa (TPN) ci ha aiutato a gestire l’essudato e la rimozione della fibrina, senza però farci ottenere il risultato atteso. Considerando che il paziente ha una protesi all’anca e una deambulazione non efficace che possa aiutare la pompa muscolare a favorire il ritorno venoso e la circolazione linfatica ottimale, abbiamo aggiunto anche la riabilitazione passiva associata a linfodrenaggio manuale attraverso sedute con la fisioterapista e pressoterapia quotidiana eseguita a domicilio. Questo tipo di approccio ci ha permesso per l’ennesima volta di poter raggiungere l’obiettivo di guarigione”.

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Agosto 2018 – Presa in carico del paziente

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Novembre 2018 – Dimissione del paziente

 

 

 

 

 

 

 

Ringraziamo Klarida Hoxha per il suo emozionante racconto. Le storie come queste ci rendono orgogliosi e ci motivano ogni giorno a svolgere il nostro lavoro con passione e devozione.

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