Una situazione difficile e la prospettiva di un’amputazione: è davvero l’unica soluzione?

Anziano di 88 anni con varie patologie quali: cardiopatia, quattro bypass, due  ictus (12 anni fa), diabete mellito di tipo 2 da 30anni.

Ad oggi piaghe necrotiche alle dita dei piedi dovute a trauma. Un mese di terapia antibiotica.
Eseguita in data 07/09/15 eco arti inferiori:
“stenosi in serie di afa destra e sinistra poplitee con flusso d, emodulato.
Sinistra flusso demodulato su ata e atp distali in esiti di pregressa Pta con flusso accettabile.
Destra: flusso demodulato valido su ata, atp filiforme”

Recentemente ossimetria pari a valore 30
Prospettato intervento chirurgico di amputazione dita del piede.

Possibile terapia alternativa in camera iperbarica onde evitare l’amputazione?

 

Un commento a “Una situazione difficile e la prospettiva di un’amputazione: è davvero l’unica soluzione?

  1. Nedjoua Belkacem on

    Cara Paola,
    Dal suo racconto, si deduce che il signore di cui ci parla ha una patologia che spesso si manifesta nei pazienti diabetici come complicanza ed è chiamata arteriopatia cronica ostruttiva.
    È una malattia che colpisce le arterie, caratterizzata da un progressivo restringimento del loro calibro in genere dovuto alla formazione di “placche aterosclerotiche”, che va a ridurre l’afflusso di sangue agli arti inferiori con conseguente scarsa perfusione di ossigeno ai tessuti e quindi sofferenza o morte di essi.

    Si può manifestare in modi differenti che variano dal claudicatio intermittens (dolore alle gambe e/o alla coscia e all’anca durante la marcia e che scompare con il riposo), al dolore a riposo sino al grado estremo caratterizzato dalla comparsa di ulcere o necrosi dei tessuti, come suppongo sia il caso di suo padre, che possono evolvere in gangrena.

    Di conseguenza per salvare l’arto è necessario ricorre ad interventi per restituire il flusso sanguineo alle parti sofferenti (rivascolarizzazione) grazie all’angioplastica che permette di dilatare l’arteria occlusa mediante un catetere a palloncino o alla chirurgia con un by-pass che va a superare l’ostruzione del vaso.

    In casi estremi, soprattutto se la gamba è in gangrena e non è recuperabile, il chirurgo può raccomandare l’amputazione della gamba o del piede. L’amputazione è un trattamento che si attua in ultima istanza e solo quando la circolazione della gamba non può essere migliorata mediante i metodi meno aggressivi.

    Il signore di cui ci parla presenta un arteriopatia in entrambi gli arti, diagnosticata all’ecodoppler arterioso, che sembra più marcata e severa a destra dove suppongo vi siano le piaghe necrotiche alle dita (non è stato precisato). L’ossimetria transcutanea che valuta la quantità di ossigeno che arriva al piede e che ci riferisce (30 mmHg) ne è la conferma. L’arteriografia è indispensabile per decidere se è fattibile l’unica terapia veramente efficace: la rivascolarizzazione, con angioplastica o con by-pass.
    Visto che è già stato sottoposto all’angioplastica o non è possibile effettuarla per le numerose stenosi in serie su tutto l’asse femoro-popliteo, si valuta la possibilità di un by-pass chirurgico, molto efficace ma che necessita di una attenta valutazione del rischio operatorio.
    È quindi compito del chirurgo vascolare determinare quale sia l’opzione migliore per la vostra situazione particolare. A volte una combinazione di vari strumenti disponibili può essere richiesta per ottenere risultati più favorevoli.

    La terapia iperbarica che noi proponiamo presso il nostro Centro ha la capacità di innescare delle reazioni chimiche che vanno a promuovere la formazione di nuovi piccoli vasi al fine di migliorare la perfusione dei tessuti. Ma ciò è possibile se è garantito un minimo flusso sanguineo.

    Nel caso di un flusso molto ridotto e insufficiente (ischemia critica) come in questo caso, riteniamo prioritario e indispensabile un intervento di rivascolarizzazione (angioplastica o chirurgia).
    Tuttavia, se la restituzione del flusso non è possibile o per le condizioni generali cliniche del paziente o per la natura e localizzazione delle ostruzioni arteriose: se si tratta perciò di ulcere ad elevato rischio di amputazione (valutazione del chirurgo vascolare), l’ossigeno iperbarico può essere considerato. Potrebbe aiutare lo sviluppo di circolo collaterale se associato ad una intensa ginnastica vascolare (che eseguiamo anche in camera iperbarica) e di conseguenza ridurre le amputazioni maggiori a favore di quelle minori.

    Lo scopo in caso di inoperabilità è quello di favorire la formazione di un circolo collaterale che va a bypassare le varie stenosi (bypass naturale). Per ottenere questo risultato questa terapia deve essere associata a una vita sana e regolare: è fondamentale cambiare lo stile di vita per ridurre i fattori di rischio.
    Per esempio si può ridurre il colesterolo mangiando cibi a basso contenuto di grassi saturi e calorie, stabilizzare la pressione arteriosa, smettere di fumare, mantenere il peso corporeo ideale, fare attività motoria camminando regolarmente (anche se immagino sia difficile in questo caso).

    Inoltre, cerchiamo di trattare il problema nella sua globalità:
    – Valutazione del dolore e dell’approccio appropriato.
    – Valutazione dell’aspetto neuropsichiatrico con l’obiettivo di comprendere se il dolore scatena una ansia secondaria (cioè: è normale essere disperati se hai male) oppure se c’è una alterazione dell’umore che amplifichi il dolore (in tal caso sono previste sessioni di ascolto del paziente con il nostro neuropsichiatra).

    Non so se sono riuscita a rispondere alla sua domanda ma non avendo sufficienti informazioni riguardo alle motivazioni della decisione del chirurgo vascolare e delle condizioni generali e locali di suo padre mi è difficile fare una valutazione precisa e dire se in questo caso l’ossigenoterapia iperbarica può costituire l’alternativa all’amputazione.

    Pertanto saremo felici di riceverla presso il nostro Centro per valutare insieme la strategia terapeutica.
    Può contattare la nostra segreteria al numero 0544 500152 per fissare un appuntamento per una visita medica.
    Ci sarebbe da considerare che la terapia richiede la frequenza quotidiana del nostro Centro per una durata che va da 2 a 4 settimane.

    Con un sincero augurio per un lieto esito, rimango a sua disposizione per ulteriori chiarimenti
    Dott.ssa Belkacem Nedjoua
    Laurea in Medicina e Chirurgia all’Università di Ferrara e specializzazione in medicina interna, n. ordine dei Medici Chirurghi di Ravenna: 2794

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