Il padre di Carmela soffre di spondilodiscite: che terapia deve seguire?

Salve,

mio padre ha 82 anni, insufficienza renale, diabete e ipertensione. Il 12 novembre gli è stata fatta diagnosi di spondilodiscite. 
Il mal di schiena è iniziato nel mese di luglio in seguito ad un episodio di febbre con brivido durata un solo giorno.

Il 31 luglio ha eseguito una tac che ha evidenziato un quadro di artrosi per cui ha effettuato terapia locale con cortisonici e lidocaina.
Per il persistere della sintomatologia algica ha ripetuto la tac e la risonanza ed ecco la diagnosi la pcr è negativa i globuli bianchi sono nella norma la ves è 76.

Chiedo a voi un aiuto per trovare il centro migliore più vicino alla mia città messina anche in considerazione dell età e delle patologie di cui è affetto mio papà.

Grazie

 

Carmela

Un commento a “Il padre di Carmela soffre di spondilodiscite: che terapia deve seguire?

  1. Nedjoua Belkacem on

    Cara Carmela,
    mi dispiace molto per suo padre colpito da una patologia dolorosa e limitante della propria autonomia e la ringrazio per l’interesse che dimostra per il nostro blog.

    Posso darle informazioni che riguardano questa malattia e quale trattamento proponiamo presso il nostro Centro ma mi dispiace non poterla aiutare a trovare strutture vicine a voi.
    Di certo è una malattia che richiede cure e assistenza presso reparti di malattie infettive, neurochirurgia/ortopedia.

    La spondilodiscite è un infiammazione contemporanea di un disco intervertebrale (cuscinetto cartilaginoso che si trova tra le vertebre necessario per l’elasticità e la mobilità della colonna vertebrale) e delle vertebre adiacenti. Solitamente, la spondilodiscite causa intenso dolore al rachide, che impedisce al malato di spostarsi e si accompagna a febbre con brividi.

    Può essere di origine infettiva, dovuta al passaggio di un batterio nel sangue nel corso di setticemia, infezione dentale, intestinale, infezione a livello della pelle, specifiche infezioni come la tubercolosi, intervento chirurgico (per esempio ernia del disco) o iniezione intradiscale di farmaci.

    È più raro che sia di natura non infettiva, legata a una infiammazione cronica correlata ad un disturbo del sistema immunitario, spondiloartropatia o a una sindrome SAPHO (sinovite, acne, pustolosi, iperostosi, osteite).

    Fattori di rischio e di compromissione sono considerati il diabete, l’insufficienza renale cronica (come nel caso di suo padre), l’artrite reumatoide, l’immunodeficienza, il tabagismo, l’alcoolismo, l’uso di droghe, la tubercolosi ed il trattamento prolungato con steroidi.

    La diagnosi si basa sulla scintigrafia ossea con leucociti marcati e, soprattutto, sulla risonanza magnetica; dal momento che spesso la radiografia classica all’inizio della malattia non rivela nulla di anomalo. La risonanza magnetica nucleare è l’esame di elezione: permette di ben evidenziare le alterazioni a carico del disco e dei corpi vertebrali e l’eventuale presenza di una componente ascessuale fluida e inoltre visualizza l’eventuale crollo vertebrale.

    È possibile evidenziare il germe responsabile grazie all’emocoltura, in caso di setticemia, o alla puntura bioptica (biopsia) del disco intervertebrale, guidata dall’ecografia.
    Nelle forme infettive gli esami ematici mostrano un aumento degli indici infiammatori (VES, PCR, GB) che risultano invece meno alterati nelle forme non infettive (come è il caso di suo padre)

    Il trattamento iniziale è conservativo e consiste nel riposo indossando un bustino rigido, e nella terapia antibiotica: mirata, se è conosciuto il germe responsabile. o empirica se il germe è sconosciuto. A tale scopo è raccomandato il ricorso, ove possibile, alla biopsia disco-vertebrale diagnostica.
    Se non si ottengono risultati con la terapia medica, o quando è presente un crollo vertebrale, è invece indicato il trattamento chirurgico che consiste nella toilette del focolaio, nell’eventuale ricostruzione del corpo vertebrale e nella fissazione posteriore con viti peduncolari e barre.

    Al nostro Centro possiamo intervenire con l’ossigenoterapia iperbarica per:
    – Favorire la riduzione del focolaio di infezione grazie alla sua azione diretta antibatterica (batteriostatica o battericida a secondo del batterio) e indiretta potenziando l’effetto degli antibiotici (sinergizza)
    – Favorire il riassorbimento dell’edema che genera dolore ottenendo un buon effetto antinfiammatorio
    – Favorire la formazione di nuovi piccoli vasi (neoangiogenesi) al fine di migliorare l’ossigenazione dei tessuti sofferenti aiutandogli ad ottimizzare le proprie potenzialità di difesa.
    – Per stimolare la formazione di osso sano..
    In concomitanza non viene trascurata l’importanza della riabilitazione in acqua e terapia fisica per mantenere attivo il tono muscolare.

    L’impegno a Ravenna è di due a tre settimane (a secondo della gravità del caso), dal lunedì al venerdì. Il programma prevede due sedute al giorno di ossigenoterapia iperbarica in associazione alla terapia antibiotica preferibilmente guidata da un antibiogramma (compreso nell’esame colturale), intervallate dalla riabilitazione in acqua e dalla massofisioterapia.
    Proponiamo un approccio multidisciplinare sottolineando che non disponiamo di un ricovero; pertanto è necessario valutare le condizioni generali cliniche che condizionano la fattibilità di questo percorso previa un colloquio telefonico.

    Spero che queste informazioni le possano essere utili per assistere suo padre.
    Se le interessasse avvicinare il nostro Centro la invito a contattare la nostra segreteria
    (tel. 0544-500152, email: segreteria@iperbaricoravenna.it).

    Rimango a sua disposizione per ulteriori chiarimenti
    Dott.ssa Belkacem Nedjoua

    Laurea in Medicina e Chirurgia all’Università di Ferrara e specializzazione in medicina interna, n. ordine dei Medici Chirurghi di Ravenna: 2794

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