Sosta profonda: solo entro – 30 metri

Salve Dott. Longobardi,

ho letto con molto interesse il suo articolo apparso su Mondo Sommerso e con stupore ho inteso che lei consiglia una sosta profonda a metà della profondità solo per immersioni in curva di sicurezza entro i 30 metri.

La cosa mi ha molto sorpreso e le chiederei ulteriori informazioni o forse non ho ben compreso il senso del suo articolo.

Ero e sono convinto che una sosta profonda anche per immersioni ad aria nel range 30-50 metri (anche fuori curva) siano una pratica comune, consigliata, corretta.

Per esperienza personale inoltre le posso dire che, per immersioni ad aria, effettuare una sosta profonda; rallentare la velocità di risalita e smaltire la deco (indicata al computer) alla profondità di -6 mt mi porta un notevole beneficio in termini di stanchezza e spossatezza a fine immersione. Questo beneficio si avverte molto di più per immersioni ripetitive (settimane blu per intenderci).

Per immersioni in trimix invece le soste di avvicinamento al cambio gas sono una pratica diffusissima e la velocità di risalita è normalmente inferiore ai 9 mt /min già dal 50% della profondità.

Chiaramente quello che scrivo viene dalla mia esperienza e non ha valenza scientifica, quindi non ho nessuna pretesa di verità ne di correttezza.

La saluto e la ringrazio. Con stima, Stefano Gualtieri

0 commenti a “Sosta profonda: solo entro – 30 metri

  1. Pasquale Longobardi on

    caro Stefano, ti ringrazio per l’attenzione.
    La tua esperienza nell’attività subacquea è importante. La ricerca necessita di conoscere la realtà per poterla spiegare. Sarebbe assurdo il contrario: che la realtà si adegui alla ricerca.
    Consentimi un chiarimento sulla terminologia: per “sosta” si intende il tempo aggiunto in risalita per aumentare la sicurezza, mentre “tappa” è il tempo obbligatorio previsto dall’algoritmo utilizzato per il calcolo della decompressione.
    Hai compreso bene: attualmente le soste sono consigliate solo per immersioni entro i trenta metri per un tempo di fondo lungo (intorno ai sessanta minuti). Eppure fino al 2011 si consigliava (me stesso) di introdurre sempre le soste profonde. Cosa è successo?
    Il 24-25 ottobre 2003, in Ginevra gli esperti nell’ambito della “6th Consensus Conference on Prevention of Dysbaric Injuries in diving and hyperbaric work” organizzata dalla European Committee for Hyperbaric Medicine, stabilirono che il metodo compartimentale (tabelle US Navy, computer con algoritmo di Buhlmann) era da considerarsi il più affidabile, con alcuni accorgimenti: velocità di risalita ridotta o introduzione delle soste profonde.
    Il prof. Alessandro Marroni, nel 2004, segnalò che, in una immersione a 25 metri per un tempo di fondo di 25 minuti, l’introduzione di una sosta a 15 metri per due minuti, oltre alla tappa a sei metri, riduceva significativamente l’innesco delle bolle rispetto al rispetto della sola tappa a sei metri.
    Questo concetto fu immediatamente esteso a tutte le immersioni. Qualche ricercatore, però, si è chiesto se questa generalizzazione fosse corretta.
    Il francese Blatteau, nel 2005, dimostrò un significativo aumento delle bolle e degli incidenti da decompressione, con l’introduzione delle soste profonde in una immersione a sessanta metri per un tempo di fondo di 15-20 minuti, seguita da una immersione ripetitiva a 50 metri per 15 minuti.
    L’americano Gerth W.A., nel 2007, evidenziò che l’introduzione delle soste profonde a partire dai 21 metri, in una immersione a 52 mt x 20 minuti di tempo di fondo, generava più incidenti da decompressione (11 su 198 immersioni) rispetto al rispetto di una sola sosta a 12 metri (3 incidenti su 190 immersioni) .
    Infine l’autorevole norvegese, prof. Alf O. Brubakk, nel 2007 suggerì che le soste profonde fossero consigliate solo per immersioni lunghe (60-70 min), basso fondale (25-30 mt).
    Tutte le successive ricerche hanno confermato questo approccio: soste profonde solo per immersioni lunghe entro i trenta metri. Per le immersioni più profonde è bene limitarsi a rispettare le indicazioni decompressive del computer. Ciò, specialmente se sono previste immersioni ripetitive, per evitare di “caricare” l’azoto nei tessuti lenti con aumento della probabilità di incidente da decompressione.
    Sperando di essere stato utile, resto a tua disposizione per ogni altro chiarimento. Un caro saluto, Pasquale

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  2. Stefano Gualtieri on

    Gentile Dott. Longobardi,
    la ringrazio profondamente per aver voluto rispondere e fugare ogni mio dubbio.
    Non le nascondo che avrò bisogno di meditare su quanto da lei affermato e che sicuramente evidenzierò questa importante novità ai miei amici ed allievi.
    Se i deep stop hanno il ruolo che da sempre vado loro attribuendo, ovvero impedire che all’interno dei tessuti veloci si inneschi la formazione di microbolle a causa delle lunghe risalite dal fondo sino alle tappe superficiali previste dai modelli haldaneani, allora mi verrebbe da dire (sbagliando a questo punto) che è proprio sotto i 30 m che i deep stop hanno maggiore senso!
    Desidero infine complimentarmi con lei per la scelta di condividere attraverso questo blog le sue conoscenze e di portare in maniera diretta e semplice a noi appassionati novità e ricerche che possono accrescere le nostre conoscenze e di fatto aumentare la sicurezza delle nostre immersioni.
    Cordiali saluti
    stefano gualtieri

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  3. Piergiorgio Trillò on

    Egr. Dott. Longobardi,
    anche io ho letto con molta attenzione questo suo articolo sui deep stop. Se ho ben capito, la ragione per cui si sconsigliano le soste profonde in immersioni oltre i 30 metri è che si verrebbero a caricare di azoto i tessuti lenti. Se questo non accade invece in immersioni entro i 30 è perchè i deep stop, in questo caso, sarebbero meno fondi rispetto a quelli calcolati per imm. oltre i 30? Ossia: più fondi sono i deep stop, più rischo ci sarebbe di caricare azoto? Siccome si parla anche di immersioni lunghe(entro i 30m) si presume che i tessuti lenti siano abbastanza saturi e quindi il deep stop, in questo caso, aiuta a desaturare anche loro(oltre ovviamente ai veloci). Mentre invece, in caso di immersioni più profonde e con poco tempo di fondo i tessuti lenti saranno poco carichi e nel deep stop(relativamente profondo) continuerebbero a caricare azoto.

    Spero di aver ben capito! Quindi dobbiamo abbandonare i vari deep stop o PDIS che i computer ci consigliano ,in immersioni che siano oltre i 30metri ,e seguire solo le tappe.
    Una sola perplessità: come si concorda tutto ciò con il VPM che prevede tappe più fonde rispetto agli algoritmi haldaniani?
    La ringrazio anticipatamente per una sua risposta ai miei dubbi. Con grande stima . P. Trillò

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