Necrobiosi lipoidea in ragazza ventenne: risolvibile?

Salve Dott. Longobardi, sono Stefania ho 20 anni e sono diabetica dall’età di 11 anni. Circa quattro anni fa mi è comparsa una macchia sulla tibia destra grande circa 3 cm. Succesivamente sono comparse altre quattro macchie tutte ravvicinate di circa 1 cm l’una, sulla tibia sinistra. Ho fatto delle cure a base di cortisone per uso cutaneo e succesivamemte sospesa tale terapia ho provato a usare delle creme a base vitaminica ma entrambi i risultati sono stati negativi poichè le macchie le macchie presenti sulla tibia sinistra si stanno allargando.

Cosa potrei fare per bloccare la loro crescita? 

La ringrazio anticipatamente. Distinti saluti, Stefania.

0 commenti a “Necrobiosi lipoidea in ragazza ventenne: risolvibile?

  1. Pasquale Longobardi on

    cara Stefania, ti ringrazio per l’attenzione e mi dispiace per le macchie (necrobiosi lipoidica) che, alterando le tue gambe, danneggiano la vita di relazione che meriti per la tua giovane età. Altre ragazze della tua età, con il tuo stesso problema, hanno chiesto consiglio (http://tinyurl.com/7wdtoyz).

    La necrobiosi lipoidica è una malattia degenerativa del collagene della pelle che, forse su base autoimmuniraria, interessa lo 0,3-0,7% dei pazienti affetti da diabete: è più frequente nelle donne tra i 20 e i 40 anni. Si manifesta con placche rosso-brune con bordo violaceo che possono progredire verso il bianco e l’indurimento. Le cause sono sconosciute. L’insorgenza risulta essere indipendente dal controllo metabolico anche se nelle giovani pazienti che sono state trattate al Centro iperbarico Ravenna, il diabete non era ben controllato: avevano una emoglobina glicata superiore al 9% (valore normale: 4,3-5,9%).

    Non esiste una terapia che abbia dimostrato di essere sicuramente efficace. Fondamentalmente si suggerisce di proteggere meccanicamente la cute con medicazioni
    protettive (film, sottili strati di collagene e altro). Sono stati tentati approcci come microiniezioni di eparina o di steroidi intorno alla lesione con scarso successo. Per quanto riguarda un trattamento generale, è stata suggerita la pentossifillina, mentre diversi anni fa un gruppo di studiosi dichiarò alcuni successi con l’uso di un dosaggio elevato di nicotinamide per qualche mese. È stata usata anche la ciclosporina A (potenzialmente nefrotossica); infine sono stati usati i raggi ultravioletti e il laser. Nei casi più gravi è proposta la chirurgia plastica (http://tinyurl.com/76t9rpl).

    Non c’è evidenza in letteratura sull’efficacia della ossigenoterapia iperbarica nella necrobiosi lipoidea. Come ipotesi, l’ossigenoterapia iperbarica potrebbe essere utile perchè, attraverso la sintesi di monossido di azoto, modula la risposta immunitaria e il danno vasculitico; induce la formazione di nuovi vasi sanguigni sia dai bordi della lesione che stimolando l’attivazione di cellule staminali vasogenetiche; aumenta l’attività dei fibroblasti (le cellule che producono il collagene).

    Il percorso terapeutico, presso il Centro iperbarico Ravenna, prevede la valutazione del compenso glicemico (è importante che l’emoglobina glicata sia inferiore a 9%); l’eventuale biopsia per accertare la diagnosi; la consulenza del dr. Francesco Fontana (per la terapia fisica: p. es. laserterapia) e del nostro chirurgo plastico (dr. Andrea Carboni) per decidere sulla tecnica più appropriata di medicina rigenerativa e/o chirurgia plastica. L’ossigenoterapia iperbarica è utilizzata per facilitare la corretta gestione delle lesioni secondo i criteri della riparazione tissutale (TIME-care).

    Per una eventuale visita contatta Claudia Ferreira, mia assistente, al Centro iperbarico Ravenna (tel. 0544-500152). Ciao, Pasquale

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  2. valentina on

    Dott.Longobardi, ho lo stesso problema della ragazza: una necrobiosi lipoidrica sulla gamba sinistra parecchio grande. Facendo uso di pomate non è diminuita. Volevo sapere se è possibile fare qualcosa e se puo consigliarmi qualche medico qui a Napoli. Grazie, Valentina

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    • Pasquale Longobardi on

      cara Valentina, ti ringrazio per l’attenzione che è preziosa perché vivi nella mia città natale: la fervente e meravigliosa Napoli.
      Per curare la necrobiosi lipoidea è importante che la tua emoglobina glicata sia (molto) sotto i 9 grammi per decilitro (g/dl) altrimenti nulla può esserti utile.
      Presso il Centro iperbarico Ravenna (tel. 0544-500152; email direzione@iperbaricoravenna.it) eseguiamo una consulenza di medicina riabilitativa (dr. Francesco Fontana) con ecografia dei tessuti molli e teletermografia computerizzata per valutare l’estensione reale del danno. Poi utilizziamo la ossigenoterapia iperbarica, il linfodrenaggio con tecnica Vodder e terapie fisiche strumentali per curare il danno. I risultati sono buoni anche se periodicamente (ogni 3-4 mesi, dipende dal livello della emoglobina glicata) è necessario un breve ciclo di richiamo (dieci sedute di ossigenoterapia iperbarica).
      In Napoli fai riferimento al tuo diabetologo. Ci sono diverse camere iperbariche: Napoli è stata la culla della medicina iperbarica in Italia. Per l’elenco dei Centri iperbarici vedi http://www.simsi.org/italia/italia.htm
      Ciao, Pasquale

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  3. graziella on

    salve, mi chiamo graziella ed ho 20 anni… è da tre anni che convivo con queste “macchie” sulle gambe… addirittura mi avevano detto 3 medici diversi che si trattava di eritema nodoso quando in realtà erano tutt’altro… adesso il mio diabetologo sta aspettando che la mia glicata scenda un’altro pò in quanto partivo da 13 % e adesso l’ho a 8.8%… per rimediare a queste “macchie” mi ha suggerito anche lui la camera iprebarica e nell’attesa che abbassi la glicata metto la connettivina… volevo sapere se vanno via oppure si riducono di dimensione sottoponendosi alla camera iperbarica.. grazie mille, Graziella

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    • Klarida Hoxha on

      Cara Graziella,
      il protocollo che abbiamo utilizzato al centro prevede la terapia iperbarica, neurostimolazione FREMS e iniezione di PRP (gel ricco di piastrine) autologo (cioè, viene prelevato il sangue del paziente stesso, viene centrifugato per dividere il plasma dalla parte corpuscolata e poi lavorato per essere iniettato sotto cute dove ci sono le macchie). Il risultato dipende da persona a persona e se le cose non dovessero migliorare infine è necessario l’ intervento di rimozione da parte del chirurgo plastico.
      Rimaniamo a disposizione per qualsiasi chiarimento, Klarida

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