Lesione post-operatoria: come curarla?

Salve,
scrivo per mia figlia che il primo dicembre ha subito un intervento di mastopalstica additiva.
La ferita del seno destro non è mai rimarginata, presentando ancora oggi una distanza notevole tra i due lembi. Abbiamo eseguito un antibiogramma ed è risultata positiva allo staffilococco aureus.

A seguito di tale esame ha eseguito una cura di circa 15 giorni in pastiglie e crema in applicazione locale. A tutt’oggi la ferita presenta una distanza tra i lembi di circa 4/5 mm e continua a perdere liquidi sebbene la ferita non si presenti rossa o infiammata, né rilascia cattivo odore.

Abbiamo richiesto un altro antibiogramma per vedere se è presente ancora lo staffilococco aureus e siamo in attesa del risultato. Vorremmo un consulto se possibile.

Grazie

Un commento a “Lesione post-operatoria: come curarla?

  1. Klarida Hoxha on

    Gentile Vittorio, grazie della richiesta e mi dispiace per la situazione di sua figlia.

    Abbiamo trattato negli ultimi anni diversi casi simili a quello che lei ci ha descritto e abbiamo raggiunto dei buoni risultati seguendo un iter terapeutico che prevede l’associazione di diverse terapie.

    Questo tipo di lesione rientra nella categoria di quelle definite come deiscenza di ferita chirurgica che significa distruzione del tessuto lesionale per un fallimento di cicatrizzazione.

    È una complicanza comune e può derivare per diversi motivi e situazioni favorenti (da approfondire nel suo caso specifico). Innanzi tutto è da capire quanto tempo è passato dall’ intervento che ha subito e se la protesi è ancora in sede.

    Per quanto riguarda la lesione in sé è importante utilizzare medicazioni idonee a seconda della fase in cui si trova la lesione e a seconda del tipo di tessuto sottostante.
    È da capire l’entità e la profondità aiutandoci con un’ecografia dei tessuti molli in modo da scegliere il percorso migliore così come anche la medicazione migliore. Spesso è necessario utilizzare medicazioni cavitarie per favorire il drenaggio dei liquidi e se la fistola non viene drenata in maniera ottimale, continua a produrre liquido e questo non permette di mantenere un microclima idoneo per favorire la cicatrizzazione. Se c’è la presenza di continuo essudato questo favorisce anche la crescita delle colonie batteriche che trovano un ambiente idoneo alla proliferazione.

    Oltre alla terapia topica composta da medicazioni, c’è la possibilità di ridurre i tempi di guarigione utilizzando anche una terapia aggiuntiva che si chiama Terapia a Pressione Negativa (TPN).
    Ne esistono di diversi tipi e in questo caso, per una lesione così piccola e considerando la zona in cui è insorta, ci sono anche delle macchine molto piccole e agevoli da portare. Si tratta di una medicazione particolare che viene sigillata attraverso una pellicola per creare un vuoto, attaccato a una macchina delle dimensioni di un cellulare che funziona semplicemente da pompa, esercitando una pressione negativa in modo da mantenere non solo asciutto il fondo della lesione gestendo in maniera ottimale l’essudato, ma favorendo anche la cicatrizzazione in quanto aspirando meccanicamente mantiene i lembi vicini.

    Tutto questo lo associamo a qualche seduta di Ossigeno Terapia Iperbarica (OTI) che trova il suo razionale per moltissimi motivi. Ha effetto antiedemigeno e antinfiammatorio.
    Se c’è molto essudato è perché siamo davanti a una lesione è cronica. Il nel suo decorso normale di cicatrizzazione è composto da quattro fasi (emostasi, infiammazione, proliferazione e rimodellamento) e l’arresto avviene proprio nella fase infiammatoria. Ha un effetto antibatterico e lavora sinergicamente con gli antibiotici potenziandone l’effetto. Aumenta la perfusione tissutale e favorisce la cicatrizzazione migliorando la sintesi di fibroblasti e di collagene e dell’angiogenesi.

    Rimaniamo a disposizione per qualsiasi cosa abbia bisogno, contattando il nostro Centro al numero 0544/500152

    Cordialmente,
    Klarida Hoxha
    Coordinatrice infermieristica Centro Cura Ferite Difficili

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