L’ossigeno dell’amore: il racconto di Giampietro [parte 3]

La svolta…

Iniziai così ad essere affiancato dai vari medici del Centro che si mostrarono non solo professionalmente in gamba ma soprattutto dotati di una grande capacità psicologica. Intuirono immediatamente  di trovarsi di fronte un “soggetto” non molto predisposto all’ossigenoterapia, anzi capacissimo di ritornare a casa pur di non soffrire. La paura di non farcela gioca brutti scherzi, a volte è peggio di una necrosi femorale asettica, paralizza e spinge a gettare la spugna. Ma qui si viene per riprendersi la vita e non si può mollare.

E così il dottore  mi disse: “sursum corda” e poi “vuole che la porti dentro a pedate?”. Ecco questo è un parlare sincero e diretto, le parole giuste al momento giusto: la carota e il bastone. Grazie dottor “Sursum Corda” (ribattezzato in tempi rapidi con dispensa papale). E fu il giorno più duro ma segnò la svolta.  Dopo circa 40 minuti ebbi difficoltà respiratorie e un momento di crisi psicologica. Volevo andare via, magari trasformarmi in un gas per evaporare attraverso qualche piccola fessura… Ma avvenne uno dei tanti piccoli miracoli che quotidianamente accadevano al centro del respiro. L’infermiera di turno, si avvicinò, ascoltò il mio lamento e mentre parlavo mi asciugò la fronte e si sedette di fronte senza dire una parola. Per qualche minuto rimasi così senza la mascherina, poi la indossai nuovamente e ripresi a respirare.

A un certo punto sentii una voce dentro di me: “Forza portiamo a casa questa terza camera iperbarica, avanti, non mollare”. E così fu, chiesi all’infermiera di fissarmi la mascherina e terminai l’impresa. Usci dalla camera virtualmente con la coppa della Iperbaric Champion League. Non trovo le parole per descrivere lo stato d’animo provato quel giorno ma sicuramente capirete cosa significa portare a termine una partita quasi persa. Mi sentivo un eroe, felice come una pasqua, avevo vinto la mia battaglia e non solo per me.   

Alla mia partenza mi dissero: “SEI TUTTI NOI”. E sì, dietro c’è un bel grappolo di amici e parenti che sanno, soffrono, pregano per te, gioiscono quando sanno che stai meglio e si dolgono quando la situazione si aggrava. Devo molto ai fratelli della comunità cristiana di cui faccio parte. In mille modi e occasioni hanno fatto sentire la loro vicinanza spiritualmente, umanamente ed economicamente. Con loro ho vissuto una pagina biblica dove si dice che “Erano assidui nella comunione fraterna”. Non ve ne abbiate a male, sono un credente con mille difetti senza dubbio, ma una certezza: Dio mi ama così come sono, anzi Dio ci ama così come siamo. 

Fu la dichiarazione d’amore più bella che trent’anni fa ascoltai per la prima volta, una potente boccata d’ossigeno che ancora respiro ogni volta che medito le Sacre Scritture e incontro i fratelli per celebrare l’amore vivo e fedele di Gesù Cristo. Di quel giorno non dimenticherò mai la benevolenza usata dall’infermiera nei miei riguardi: non mi sentii giudicato bensì rispettato nella mia debolezza.

Ma c’è dell’altro: durante la terapia, ad un certo punto sentii picchiare sul vetro dell’oblò. Mi girai e chi vidi? Il dottor “Sursum corda” che gesticolava: “Tutto bene”?”. Stupito all’ennesima potenza. Non ci potevo credere. Il dottore si era interessato proprio di me! Voi direste: “Ovvio, normale amministrazione”. 

N.B =>Le cose non sono mai ovvie, specie quando dovrebbero esserlo. Pertanto, non essendo abituato abituato a tanta grazia, mi scuserete se rimasi estasiato per tanta accortezza e sollecitudine.

 

Per leggere la quarta puntata del racconto di Giampietro torna a trovarci giovedì, 13 agosto, sul blog del Centro Iperbarico!

Leggi le puntate precedenti del racconto di Giampietro:

L’ossigeno dell’amore: il racconto di Giampietro [parte 1]
L’ossigeno dell’amore: il racconto di Giampietro [parte 2]

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