Incidente in immersione: non capisco cosa mi è successo

Buongiorno dott. Longobardi,
sono a chiederLe delucidazioni in merito ad incidente subacqueo che mi è occorso in data 26.4.2015.

Immersione nel Lago Maggiore a mt 15,4 per 16 minuti. Temperatura dell’acqua 13 gradi. Condizioni pessime. Quando sono riemersa mi è venuta nausea, vomito, giramenti di testa, dolore toracico e affanno, intorpedimento del braccio sx.

Ho fatto una tavola US navy 6 in camera iperbarica e i sintomi sono regrediti subito. Sono in terapia con Lobivon per ipertensione.

Vorrei capire cosa mi è successo e se potrò ritornare alle immersioni, la ringrazio per quanto potrà fare e La saluto cordialmente.

Un commento a “Incidente in immersione: non capisco cosa mi è successo

  1. Luigi Santarella on

    Cara Sabrina,
    grazie per l’attenzione e la stima.

    L’insorgenza di sintomi durante o subito dopo un immersione, fino a prova contraria, è da considerare una malattia da decompressione. La dinamica e i sintomi che racconti sono compatibili con questa malattia perciò ritengo che i trattamenti terapeutici a cui sei stata sottoposta siano idonei ed appropriati.

    Non è chiaro dal tuo racconto se nella tua storia subacquea sei incappata in precedenza in
    problematiche di questo tipo o è stata la prima volta: questo elemento sarebbe molto utile per darti indicazioni più precise.

    Queste forme di malattia da decompressione, nonostante tu abbia rispettato tutte le norme di sicurezza, vengono definite immeritate e tra le cause più probabili c’è la presenza del Forame Ovale Pervio (PFO). Il PFO è un’alterazione morfologica del setto interatriale che determina il passaggio di bolle dal cuore destro al cuore sinistro con il rischio di embolizzazione sistemica.

    Per valutare la gravità del passaggio di bolle tra la parte destra e la parte sinistra (shunt destra sinistra) e per accertare se la sede del travaso è nel cuore o altrove (per esempio nei polmoni), il Centro Iperbarico Ravenna ha studiato un protocollo specifico basato su tre indagini:
    • doppler transcranico con rilevazione dei segnali microembolici (MES) su entrambe le arterie cerebrali medie (dr. Paolo Limoni) a riposo, dopo Valsalva e con variazione di posizione.
    • emogasanalisi durante respirazione in ossigeno puro e sforzo fisico (valore normale ~ 400 mmHg)
    • ossimetria transcutanea durante respirazione in ossigeno puro e sforzo fisico (valore normale ~ 300 mmHg)

    La chiusura del PFO è consigliata quando c’è stato un incidente da decompressione neurologico, vestibolare, malattia cerebrovascolare, evidenza RMN di ischemia cerebrale, predisposizione alla formazione di coaguli (trombofilia), aneurisma importante del Setto InterAtriale, shunt destra sinistra grave in condizioni basali. In questi casi viene prima prescritta un’ecocardiografia transesofagea.
    Altrimenti (cioè se non ci sono stati incidenti subacquei, sono assenti lesioni cerebrali, di trombofilia, lo shunt destra sinistra è presente dopo Valsalva) si suggeriscono delle norme di buona prassi per l’immersione, diverse per immersioni ricreative e tecniche, affinché si producano poche bolle.
    Dal tuo racconto emerge però un altro problema: la terapia antipertensiva. Il nebivololo (beta bloccante) può manifestare effetti collaterali comuni come cefalea, vertigini, parestesie, stanchezza, debolezza muscolare e dispnea (fame d’aria); e anche effetti collaterali non comuni come bradicardia, broncospasmo, peggioramento della claudicatio intermittens. Tutti questi effetti collaterali rendono i beta bloccanti farmaci poco indicati nel trattamento dell’ipertensione per chi pratica attività subacquea e gli effetti collaterali che provocano potrebbero confondersi con un incidente da decompressione.

    Il mio consiglio quindi è di sottoporti ad una visita presso un medico competente in medicina subacquea ed iperbarica. Se vuoi puoi contattare la segreteria del Centro iperbarico Ravenna al 0544-500152, così potremo valutare in modo completo il tuo stato di salute, verificare la presenza e significatività del Forame Ovale Pervio e la tua idoneità all’attività subacquea. In accordo con i tuoi medici di fiducia, imposteremo anche una più adeguata terapia antipertensiva.

    Un saluto cordiale,
    Dott. Luigi Santarella
    Laurea in Medicina e Chirurgia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna, n. ordine dei Medici Chirurghi di Ravenna: 3151

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