Da 20 anni ho una fistola da cui fuoriesce pus, esiste un rimedio per guarire?

Da 20 anni ho una fistola (buco) da cui fuoriesce molto pus. Questo buco si è formato in seguito ad un incidente stradale che mi ha provocato la rottura della tibia e del perone con frattura esposta.

Mi chiedo quale sia il rimedio per guarire, potete aiutarmi? 

Grazie!

Un commento a “Da 20 anni ho una fistola da cui fuoriesce pus, esiste un rimedio per guarire?

  1. Nicola Fusetti on

    Carissimo Natalino, mi dispiace molo della situazione che sta vivendo e spero di darle una risposta utile per aiutarla ad affrontare meglio il suo problema.

    La fistola è chiaramente un segno di attacco dei tessuti che avviene attraverso un meccanismo complesso derivato proprio all’incidente che ha subito, la frattura esposta infatti ha permesso ai germi di intaccare l’osso e di infettarlo. Gli agenti che causano questo processo infiammatorio sono germi piogeni (che generano pus) e in particolare gli stafilococchi: una volta giunti nell’osso, formano dei piccoli ascessi e il materiale purulento scava la fistola fino a raggiungere l’esterno dove sfoga in modo continuo.

    Considerando la presenza della fistola da molto tempo, la diagnosi potrebbe essere quella di osteomielite cronica. Ovviamente si tratta solo di un’ipotesi, che deve essere confermata attraverso una serie di accertamenti e un’accurata visita medica.

    Al Centro iperbarico di Ravenna trattiamo con successo molti casi di osteomielite. Il percorso che adottiamo è di tipo multidisciplinare poiché necessita dell’ intervento di più specialisti tra cui il medico ortopedico, l’infettivologo, il medico iperbarico, infermieri, fisioterapisti, fisiatra e altri professionisti.

    Durante la prima visita è necessario eseguire un’attenta valutazione per indagare lo stato di salute della persona in generale, la lesione e la parte vascolare. Quest’ultima ha una particolare importanza perché all’atto dell’incidente, insieme alle fratture dell’osso, sono stati danneggiati anche i vasi del sistema sia venoso che linfatico e ciò determina una sofferenza a livello circolatorio che crea ristagno di sangue non ossigenato. Esami come l’ABI (Ankle Brachial Index), TcpO2 (ossimetria transcutanea) e Ecocolordoppler artero-venoso ci aiutano a valutare meglio la situazione e a decidere il tipo di bendaggio adeguato.

    Le medicazioni possono variare a seconda di come si presenta la ferita, che comunque deve essere costantemente drenata e quindi va tenuta aperta per poter sfogare all’esterno tutto il materiale che fuoriesce.

    Al Centro Iperbarico utilizziamo un tipo di schiuma di poliuretano caratterizzata dalla presenza di pori costruiti in modo da favorire il drenaggio unidirezionale dall’interno verso l’esterno della ferita. Inoltre possono essere utili le bende medicate all’ittiolo per la loro azione antinfiammatoria e le bende medicate alla cumarina per la loro azione antiedemigena. Tutto questo associato alla corretta esecuzione di un bendaggio per migliorare la circolazione e di conseguenza anche l’ ossigenazione della lesione.

    Il trattamento necessario per la guarigione di questo tipo di malattia comprende la pulizia chirurgica dell’osso e del tessuto circostante sofferente, copertura antibiotica mirata e ossigenoterapia iperbarica (OTI) che ne potenzia l’efficacia. L’OTI è utile sia prima dell’intervento chirurgico, come preparazione ad esso, che dopo, per aumentare la percentuale di successo. L’ossigeno iperbarico è un potente antibatterico e antinfiammatorio e favorisce all’interno del corpo la sintesi di un gas – il monossido di azoto (NO) – che è un potente acceleratore del processo di guarigione delle ferite..

    Se desidera di ulteriori informazioni o eventuale valutazione, siamo disponibili e può contattarci al numero 0544 500152 oppure via mail a segreteria@iperbaricoravenna.it.

    Spero di esserle stato di aiuto,
    un caro salute,
    Nicola Fusetti

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