Ossigenoterapia iperbarica e chemio-radioterapia per il trattamento dei tumori

vaticano_-_malatiIl cinque dicembre 2014, presso l’Ospedale di Cona (Ferrara), si è svolto il primo incontro fra medicina iperbarica e radiobiologia per il trattamento delle patologie di interesse oncologico. Il convegno è stato organizzato da dott. Antonio Stefanelli, radioterapista, e dal dottor Pasquale Longobardi, direttore sanitario del Centro iperbarico Ravenna. Hanno partecipato molti personaggi importanti sia del mondo dell’oncologia che della medicina iperbarica con tanta voglia di collaborare e molti temi in comune tra cui la respirazione cellulare, il mitocondrio, l’ipossia.

Nella dottrina medica è già condivisa l’appropriatezza del trattamento con l’ossigeno iperbarico per la prevenzione o la cura degli esiti da radiolesioni come l’osteonecrosi, le cistiti post attiniche, le radiodermiti. Nel danno da radioterapia infatti la terapia iperbarica riduce l’infiammazione, promuove la vascolarizzazione e la riparazione tessutale.

L’associazione della terapia iperbarica alla chemio-radioterapia è invece un settore con immense opportunità nel quale iniziare a lavorare insieme per elaborare dei protocolli di ricerca.

La cellula tumorale ha una respirazione mitocondriale che è diversa da quella delle cellule normali. Quando è in carenza di ossigeno (ipossia) diventa resistente alla radioterapia: per ucciderla è necessaria una dose di radiazione tre volte superiore rispetto al trattamento di una cellula tumorale ben ossigenata. L’ossigenoterapia iperbarica ripristina la normale ossigenazione delle cellule tumorali e agisce come un potente radio sensibilizzante. L’ossigeno iperbarico agisce, proprio nel mitocondrio, come corrente elettrica che ricarica la “batteria” (ATP, fosfocreatina) della cellula.

L’idea che si sta iniziando a sviluppare è quindi quella di utilizzare la terapia iperbarica per pre-condizionare i tessuti da irradiare, in questo modo sottoponendo i tessuti a piccole dosi ripetute di stress ossidativo (radicali liberi dell’ossigeno) si induce nelle cellule la produzione di sostante antiossidanti che proteggeranno il tessuto all’atto della radioterapia, consentendo al radioterapista di utilizzare dosi maggiori senza timore di innescare effetti collaterali per il paziente.

Il clima positivo tra i partecipanti all’interessante convegno ha generato il desiderio di partire dalla ricerca traslazionale (applicabile in clinica) per esplorare nuovi possibilità terapeutiche nella cura dei tumori; ed è forte entusiasmo per un’attiva collaborazione tra i diversi professionisti interdisciplinari.

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