I pazienti vogliono comunicare online con i dottori. I dottori sono pronti?

La rivoluzione del web 2.0 ha abituato le persone a considerare internet non solo un mezzo di comunicazione ma anche un luogo dove scambiare opinioni, trovare consigli, porre domande e trovare risposte contando su competenze e disponibilità di una comunità sempre più ampia di persone (conosciute o no).

E allora perché non usare internet anche per dialogare con il proprio medico?

A quanto pare negli Stati Uniti l’esigenza è diventata realtà al punto che secondo un recente sondaggio di Intuit la maggior parte dei pazienti sarebbe disposto a cambiare medico se questo non fosse disponibile alla comunicazione on line (vedi Health Popoli marzo 2011).

Tra gli strumenti di comunicazione più diffusi e utilizzati spiccano mail, siti e portali seguiti da sistemi di istant messaging (ad esempio Messanger, Skype, etc). Decisamente ancora meno utilizzati i social network  e i sitemi di video conferenza che però sono utilizzati da circa il 20% dei medici. Timore per la privacy e la sicurezza sono le principali motivazioni che rendono i medici “timorosi” nell’adozione degli strumenti di comunicazione on-line.

Anche in Europa c’è molto interesse sulle opportunità offerte dal web per migliorare il rapporto tra medico e paziente.

Tanto che proprio ieri Repubblica (vedi articolo) rendeva noto che in Inghilterra il Servizio Sanitario Nazionale (NHS) ha inaugurato un nuovo progetto di comunicazione online tra medico e paziente attraverso l’utilizzo di Skype. Il nuovo sistema garantirà un sistema di consultazione continuata 24 su 24 e 7 giorni su 7.

Ma in questo modo non c’è il rischio di spersonalizzare il rapporto medico paziente e rendere meno efficace il “controllo medico? Secondo il presidente della Società italiana di Telemedicina, Gianfranco Gesini, l’idea di utilizzare la comunicazione online serve a dare un’occasione in più di contatto con il paziente “Ci sono molti progetti in corso che riguardano diabete e scompenso. Ci sono Asl dove i medici sono in grado di valutare a distanza peso, elettrocardiogramma, frequenza cardiaca dei pazienti. Purtroppo in Italia, a fronte di tante sperimentazioni, non ci sono molti progetti organici di utilizzo di queste tecnologie. La Regione più avanti in questo campo è la Lombardia».

E in Emilia-Romagna? L’ assessore alla salute Carlo Lusenti crede nelle pontenzialità della tecnologia e dichiara su Repubblica che la telemedicina può essere un grande supporto soprattutto nell’assistenza medica anche se difficilmente potrà sostituire il rapporto diretto tra paziente e chi lo assiste. 

 

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