trombosi venosa profonda alla gamba: posso immergermi?

Buongiorno Dott. Pasquale Longobardi. Sono Simone, un subacqueo P2 affiliato ACDC. Istruttori del club che frequento in Padova mi hanno consigliato di chiedere una sua opinione.

Dal 25 maggio 2010 sono stato colpito da trombosi venosa profonda all’arto inferiore sinistro. Ho 33 anni, faccio nuoto regolarmente, non ho mai avuto nessun tipo di problema prima di questa trombosi che, ancora a oggi, risulta essere idiopatica. Nel primo mese ho fatto iniezioni di eparina stabilendo un INR sul valore tra il 2 ed il 3 , poi sostituita con compresse di Coumadin.

La mia situazione attuale è: a sinistra si è quasi completamente ricanalizzata la formazione trombotica nella vena poplitea; discreta la ricanalizzazione a carico del tratto di decorso distale della vena femorale superficiale (sia nell’ecocolordoppler del 18 marzo 2011 che in quello del 20 maggio 2011).

L’ angiologo tre giorni fa mi ha fatto fare, oltre l’esame consueto di INR (valore 2.60), il D DIMERO  (valore 68). Poi ha consigliato altri due mesi di terapia. Successivamente sospensione della terapia per esami del sangue (test della coagulazione).

Ho chiesto se posso fare immersioni, mi ha risposto “Si, anche se hai il sangue scoagulato. Però a una profondità massima di 18 mt., perché la terapia anticoagulante in atto sconsiglierebbe l’attività subacquea”. Mi farebbe piacere una sua opinione. Secondo lei posso tornare a fare immersioni con limite dei 18 mt? Ci sono particolari precauzioni da osservare? La ringrazio fin d’ora per una sua risposta e le porgo i più cordiali saluti. Simone

0 commenti a “trombosi venosa profonda alla gamba: posso immergermi?

  1. Pasquale Longobardi on

    Caro Simone, ti ringrazio per l’attenzione e salutami gli amici istruttori del club ACDC di Padova.

    Effettivamente io sarei preoccupato nell’immergermi sulla base del parere dell’angiologo: “anche se non potresti, immergiti con prudenza fino a 18 metri”. E’ un parere che toglie la serenità di una immersione sicura.

    In realtà per la trombosi venosa profonda consiglio di far riferimento alle linee guida della European Diving Technology Committee (EDTC), con la quale collaboro attivamente.

    Siccome è trascorso oltre un anno dall’evento acuto e l’ecodoppler venoso evidenzia una buona ricanalizzazione delle vene, potrai immergerti, in sicurezza e nel rispetto dei limiti del brevetto in tuo possesso, previa visita di medicina subacquea. La visita ha lo scopo di verificare che tu abbia una normale mobilità; valutare le possibili cause della trombosi e darti alcuni consigli utili (tipo di pinneggiamento; tempo per l’immersione dopo volo transoceanico, ecc.).

    In generale, l’EDTC raccomanda che fino a tre mesi dall’incidente siano evitati voli aerei prolungati. Fino a sei mesi dall’incidente siano rispettati gli accorgimenti indicati nella visita medica.

    Visto che sei giovane e sportivo, è necessario capire la causa della trombosi venosa profonda. Una trombosi su vena sana deve sempre condurre il medico a indagare le possibili cause che essenzialmente possono essere un difetto genetico che aumenti le possibilità di trombosi oppure che ci sia qualche altra malattia in fase iniziale, preclinica. Spesso la trombosi venosa profonda è un allarme che permette di diagnosticare e curare per tempo altre malattie.

    Gli esami che ti consiglio di fare sono:
    • Test genetico per mutazione fattore V Leiden, fattore II protrombina, fattore MTHFR
    • sangue occulto nelle feci
    • ecografia tiroidea
    • ecografia addominale
    • PSA
    – visita dermatologica per escludere melanomi o altre neoformazioni cutanee.

    Mi farai vedere questi esami nella visita (segreteria Centro iperbarico Ravenna tel. 0544-500152). Se queste indagini fossero negative, potrai tranquillamente riprendere le tue immersioni.

    Rimango a sua disposizione, ciao. Pasquale

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  2. Rosario Forestieri on

    Un parere dettato dal buonsenso da parte di un medico che oltre ai sub segue la popolazione generale: Indagherei anche sulla presenza di pervietà del forame ovale, dato che in casi come questo abbiamo un doppio killer emboligeno (bolle e trombo). I casi di ictus cosiddetto criptogenetico in realtà partono da fenomeni trombotici occulti , talvolta del plesso periprostatico dove non sono facilmente diagnosticabili. Un eventuale embolo che si distacca oltre alla possibile embolia polmonare, in caso di PFO, può trovare la strada del cervello o qualunque altra sede. Quindi doppio rischio per il sub: bolle ed emboli da TVP.
    Una “discreta canalizzazione” non mi convince ancora. Sarebbe opportuno conoscere meglio il primo ECD, l’entità della TVP, eventuale trombo flottante, lunghezza, vasi interessati e diametro di essi alla compressione con la sonda. L’operatore è fondamentale sia esperto.
    Per adesso non penserei ad andare in acqua. Prima aspetterei di essere completamentre guarito, poi farei tutte le valutazioni che opportunamente ha consigliato Pasquale e la ricerca del PFO, poi se proprio devo tornare in acqua cercherei di evitare la disidratazione che favorisce la formazione di coaguli ma anche di bolle: un normoidratato oduce meno bolle di un ipoidratato. Anche l’azione di spremitura sugli arti inferiori esercitata dalla pressione non va sottovalutata nel possibile distacco di emboli.

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