Bypass coronarico con safenectomia in diabetico: dolore alla gamba e piede

Mio padre, diabetico, è stato operato d’urgenza, causa infarto, con 4 bypass e sostituzione di una valvola cardiaca. La vena è stata prelevata dalla gamba, già interessata da patologia diabetica (senza ulcere ma con formicolii e gonfiori). Dopo 2 mesi non riesce a camminare perchè avverte fortissimi dolori se poggia il piede e, in alcuni punti della gamba, anche al solo tocco (senza fare pressione). Sono problemi dovuti alla safenectomia? Il piede diabetico è peggiorato? La ferita è asciutta: c’è la “crosticina” che lentamente sta venendo via ma la gamba è in alcuni punti arrossata e leggermente edematosa. I punti al torace si sono sanati dopo 15 giorni. Come si può intervenire? Grazie. Anna

0 commenti a “Bypass coronarico con safenectomia in diabetico: dolore alla gamba e piede

  1. Pasquale Longobardi on

    cara Anna, ti ringrazio per l’attenzione e mi dispiace per la situazione di tuo padre.
    La ferita al torace procede bene e non mi preoccupa.
    Il dolore alla gamba e al piede richiede, invece, la massima attenzione. E’ necessario capire se vi sia un problema vascolare (cioè se il prelievo della vena abbia peggiorato una situazione vascolare che nel diabetico è spesso alterata) oppure se il dolore sia dovuto a una alterata conduzione nervosa(neuropatia autonomica) o a una malformazione dei piedi.

    E’ necessario il controllo del diabete (la glicemia deve essere costante e l’emoglobina glicata tra il 4,9 e il 6,3%),il controllo della circolazione, della conduzione nervosa e della postura.

    Presso il Centro iperbarico Ravenna, per il tuo papà, il primo passo sarebbe controllare quanto sangue arriva al piede tramite:
    – ossimetria transcutanea. Devono esserci almeno 40 millimetri di mercurio di ossigeno durante respirazione in aria ambiente;
    – doppler velocimetria. La pressione arteriosa alla caviglia deve essere almeno il 45% di quella misurata al braccio (Ankle Brachial Index superiore a 0,45). Questo parametro è però poco affidabile nel paziente diabetico, pertanto preferiamo il seguente:
    – laser doppler flussimetria. Permette di comprendere se ci sia un deficit vascolare attraverso la misurazione della pressione al primo dito del piede (la pressione nel dito del piede deve essere almeno il 20% di quella rilevata al braccio – Toe Brachial Index superiore a 0,2). Inoltre la risposta a vari test (riscaldamento, variazione della posizione del piede, rilascio della pressione) permettono di comprendere se ci sia una neuropatia.

    In caso di cattiva circolazione (ischemia), il papà sarebbe visitato (eventualmente ricoverato) dal chirurgo vascolare per valutare l’opportunità di portare più sangue alla gamba e al piede tramite farmaci, procedure di radiologia interventistica o chirurgia.
    Qualora vi sia, invece, una neuropatia il piede verrebbe tenuto a riposo (in scarico), tenendolo a letto o preparando per lui un tutore ortopedico che eviti di caricare il peso sul piede malato.
    Se ci fosse un danno meccanico alle ossa della gamba e del piede, il papà sarebbe valutato dal fisiatra per le cure del caso (terapia fisica come laserterapia, onde elettromagnetiche, onde d’urto, ecc.) e lo scarico del piede tramite apposito plantare.

    Se ritenuta utile, applichiamo anche la ossigenoterapia iperbarica che è importante per ridurre l’infiammazione; favorire la formazione di nuovi vasi sanguigni (vasi collaterali) che aggirino la eventuale ostruzione nella circolazione del sangue o la formazione di nuovi vasi sanguigni a opera di cellule “operaie” che sono normalmente dormienti nel midollo (cellule staminali) e che l’ossigeno iperbarico ha la capacità di reclutare; accelerare del 150% l’attività delle cellule (fibrobalsti) deputate alla riparazione delle ferite.

    Per eventuale visita contatta la segreteria del Centro iperbarico Ravenna (0544-500152). Per informazioni su altri Centri iperbarici consulta il sito della Società Italiana di Medicina Subacquea e Iperbarica (SIMSI) http://www.simsi.org (sulla destra troverai il link “centri iperbarici”).

    E’ giusto che tu faccia quanto possibile per capire, almeno, la causa del dolore quando il papà poggia il piede a terra. E’ importante che lui possa camminare bene quanto prima anche per facilitare il controllo del diabete. Un caro saluto, Pasquale

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  2. Anna on

    Grazie infinite per la risposta. Ho trovato a Bari un Centro di medicina iperbarica, proprio vicino all’ospedale dov’è ancora ricoverato mio padre e mi sto mettendo in contatto con loro. Comunque volevo specificare che mio padre ha iniziato la terapia insulinica dopo il ricovero (aveva la glicemia a 560 perchè per fobia degli aghi non aveva mai iniziato a usare l’insulina; ancora ora la glicemia non scende sotto i 200-250). Inoltre si è formato del liquido nei polmoni che gli è stato aspirato due volte mentre una volta gli è stato applicato un drenaggio per una settimana. I medici dell’ospedale dove è ricoverato, comunque, dicono che la situazione è buona ma la gamba non mi convince…

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  3. Pasquale Longobardi on

    cara Anna, il direttore sanitario del Centro iperbarico di Bari si chiama dr. Domenico Picca. Gli racconti le problematiche.
    Se lo riterrà opportuno, mi tenga informato. Un caro saluto con i migliori auspici per il papà. Pasquale

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  4. Anna on

    Gentile dott. Longobardi, volevo aggiornarla sulla situazione di mio padre: dopo circa 1 mese di fisioterapia riesce a stendere la gamba senza dolore, mentre è rimasta dolente la pianta del piede (presumo per neuropatia diabetica). Nel frattempo, però, causa l’immobilità dovuta ai dolori e ad una setticemia che l’ha molto indebolito, si sono formate delle zone nere ai lati del polpaccio (dove toccava il materasso). Dopo tre mesi di visite di diversi specialisti (riguardanti cuore, reni, diabete, mobilità della gamba) e due settimane di ricovero per la setticemia, abbiamo chiamato un chirurgo plastico che, a pagamento, durante il ricovero in ospedale (il che, secondo me, è illogico)ha fatto la pulizia della gamba, rimproverandoci perchè l’avevamo chiamato solo allora. La situazione è complicata, perchè la necrosi si è estesa in profondità, fin quasi all’osso. Il chirurgo ha proposto la terapia iperbarica, ma ci hanno detto che, data la situazione cardiologica, mio padre potrebbe avere problemi. Vorrei sapere se è vero e cosa si può fare per migliorare la situazione. Da quello che ho capito la funzionalità cardiaca è piuttosto compromessa perchè la plastica valvolare è stata effettuata d’urgenza e quindi non è perfetta (inoltre l’ischemia ha ovviamente provocato danni al cuore). I medici hanno detto che tra qualche giorno sarà dimesso, e che dovremo continuare le medicazioni a casa (ovviamente a pagamento…).
    Grazie per la risposta.
    Anna

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