Frattura con scoppio del femore che tarda a guarire: cosa mi consiglia di fare?

Sono Tina da Roma. Nel mese di agosto 2009, a causa di un incidente stradale, ho riportato una frattura con scoppio al 3 distale del femore. A una settimana dal primo intervento, effettuato inserendo placche e viti, ne è seguito un’altro di rettifica. L’arto non è stato ingessato ma è stato immobilizzato con un tutore rigido per proteggerlo da eventuali danni.

A distanza di un anno, nel mese di luglio 2010 sono stata rioperata perché l’arto presentava una pseudoartrosi lassa e la presenza di tre sequestri ossei inglobati da abbondante tessuto reattivo con aspetti di metallosi. Quest’ultimo intervento è stato eseguito inserendo una placca, nove viti e un innesto corticale (STECCA) strutturale contrapposto alla placca e fissato con altre viti mentre gli spazzi residui sono stati colmati con abbondante osso omologo morcellizzato, il tutto completato con apposizione di gel piastrinico autologo. Ho 43 anni e a oggi dalle RX effettuate non si rilevano significativi miglioramenti nella formazione di callo osseo.

Eseguo magnetoterapia intensiva e stimolazione manuale del callo osseo. Da circa 4 mesi deambulo con stampelle ascellari con carico sfiorante al 50%. Non posso adoperare canadesi in quanto nell’incidente ho anche riportato una frattura al polso Dx che mi limita molto la funzionalità del polso.

Lei cosa pensa di questo ritardo nella guarigione del femore? Cosa mi consiglia per accelerare il miglioramento del consolidamento della frattura? Grazie per la Sua disponibilità. Cordiali saluti. Tina

0 commenti a “Frattura con scoppio del femore che tarda a guarire: cosa mi consiglia di fare?

  1. Pasquale Longobardi on

    cara Tina, ti ringrazio per l’attenzione.

    Diciotto mesi dall’incidente senza la guarigione, sono veramente tanti.

    Suggerisco di escludere una nuova pseudoartrosi (mi auguro che non ci sia!). Esegui una scintigrafia ossea con leucociti marcati e esami del sangue per escludere infiammazione e fattori che possano compromettere la guarigione: emocromo con formula e piastrine, aptoglobina, protidemia totale, sideremia, creatininemia, glicemia, GPT, VES, PCR, fibrinogeno, D-Dimeri.

    Poi, se lo riterrai opportuno, chiama il Centro iperbarico Ravenna (tel. 0544-500152, chiedi di Francesca Cappai – assistente alla Direzione sanitaria) e chiedile informazioni sul “percorso integrato tra ossigenoterapia iperbarica e riabilitazione”.

    Il percorso è così organizzato: il lunedì prevede la consulenza del dr. Francesco Fontana, fisiatra esperto in traumatologia e mia. Inizio della ossigenoterapia iperbarica e riabilitazione in acqua.
    Nei nove giorni lavorativi successivi (cinque giorni per due settimane) si alternano ossigenoterapia iperbarica, riabilitazione in acqua, terapia fisica a secondo di quanto necessario (onde d’urto, laserterapia, magnetoterapia a elevata intensità, elettroforesi, ecc.).

    E’ previsto un “pacchetto” di agevolazioni per alberghi, vitto e tempo libero (poco!)

    L’ossigenoterapia iperbarica, è una terapia che prevede la respirazione di ossigeno tramite maschera oronasale in una stanza nella quale viene aumentata la pressione (la stanza è grande, vi sono fino a 14 persone e si può uscire in qualsiasi momento). Serve per stimolare la sintesi di un mediatore chimico, il monossido di azoto che attiva la formazione di nuovi vasi sanguigni nell’osso. Inoltre, l’aumentata pressione e ossigenazione stimolano la riparazione dell’osso.

    La riabilitazione in acqua migliora l’attività dei muscoli e delle articolazioni. Infatti si parla di percorso osteoarticolare per ribadire che sia necessario stimolare muscoli, tendini, articolazioni per facilitare la riparazione dell’osso (è tutto collegato)

    La terapia fisica verrà condivisa tra il dr. Fontana e te. Serve per facilitare la riparazione dell’osso. Le onde d’urto, per esempio, stimolano la sintesi del monossido di azoto rafforzando l’efficacia della terapia iperbarica.

    Ritengo che, nel tuo caso, sia possibile accelerare efficacemente la guarigione. Lo permette la competenza acquisita nella traumatologia degli sport di elite (abbiamo assistito Michael Doohan, Valentino Rossi e altri atleti, coordinati dal dr. Marcello Costa della Clinica Mobile) e la ventennale esperienza.

    ciao, Pasquale

    nota per i lettori del blog:
    – l’innesto di osso morcellizzato si riferisce a un pezzo di osso prelevato altrove e “grattuggiato”, spesso viene trattato con antibiotici e poi inserito nella sede del danno. Per maggiori informazioni vedi il link http://tinyurl.com/68e5t5n
    – il gel piastrinico è estratto dal sangue ed è ricco di fattori che stimolano la riparazione delle lesioni

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