Ferita post operatoria malleolo

Gentile dott. Longobardi, ho 40 anni e una frattura trimalleolare scomposta al piede sx, con placca sul lato esterno (il consolidamento delle ossa è ok). Intervento (sintesi ossea)  fatto il 1°ottobre. Il 10 novembre ho cominciato il carico progressivo.

Il problema: spuntata la ferita  il giorno 15 ottobre dopo una settimana si è riaperta (la pelle giusto sopra il malleolo esterno), con infezione superficiale (staphilococo). Trattamento con 20 gg di Augmentin. Ultimo tampone il 17 novembre con risultato negativo. Però la ferita non chiude.

La prima medicazione è stata fatta con Betadine per elimanare l’infezione, dopo con un gel enzimatico per eliminare cellule morte, da una settimana la medicazione viene fatta con Connettivina (garza).

La ferita è grande quanto l’unghia del pollice e si vede la placca….secondo lei la terapia iperbarica puo aiutarmi a far chiudere la ferita? Grazie infinite, Claudia

0 commenti a “Ferita post operatoria malleolo

  1. Pasquale Longobardi on

    cara Claudia, grazie per l’attenzione e la stima.
    La tua ulcera è solo una “boa” che segnala un problema in profondità.
    E’ necessario verificare che la placca non sia infetta. Una volta esposta all’aria, si forma su di essa una specie di “fango” costituito da proteine e microbi. Il “fango” nasconde i germi e gli antibiotici non funzionano. L’unico rimedio, in tal caso, sarebbe la rimozione della placca.
    Per verificare se ci fosse questo problema, chedi una scintigrafia ossea con leucociti marcati e un esame del sangue (emocromo con formula leucocitaria, VES, PCR, fibrinogeno).
    Se la scintigrafia fosse nella norma (negativa) e gli esami del sangue fossero normali (indici ematochimici di infiammazione negativi), potremmo effettuare un bendaggio funzionale con garza medicata allo zinco e ittiolo (antinfiammatori e antiedemigeni) + terapia fisica per ridurre l’edema (laser, tecar terapia, ecc.). Se la cavilgia si sgonfiasse, i margini della ferita si avvicinerebbero e sarebbe possibile unirli con qualche punto di sutura.
    Le ulcere post traumatiche sono da noi seguite presso il Centro Cura Ferite Difficili Ausl Ravenna (struttura pubblica – segreteria 0544-500152).
    L’ossigenoterapia iperbarica è un utile metodo per accelerare la guarigione qualora sia esclusa l’infezione della placca.
    Ne parleremo insieme quando avrai la risposta delle indagini suggerite. Ciao, Pasquale Longobardi

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  2. Claudia on

    Gentilissimo dott. Longobardi, ho cominciato la terapia iperbarica. Mi hanno suggerito 16 sedute, ho potuto farne 8 della durata di 120 minuti ognuna. Purtroppo a causa di problemi di gestione familiare non sono riuscita a fare tutte 8 insieme ho fatto 2 o 3 volte a settimana, la ferita va meglio si sta chiudendo e si è già formata crosticina, secondo lei continuare a fare le altre 8 sedute (purtroppo sempre 2 o 3 a settimana) può avere un senso? C’è chi mi dice che se non faccio tutte le 16 sedute senza pausa non funziona la terapia, lei che ne pensa? Grazie infinite, Claudia

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  3. Pasquale Longobardi on

    cara Claudia, sono felice che tu abbia iniziato l’ossigenoterapia iperbarica. Visto che sei soddisfatta dei risultati finora ottenuti, prosegui con il massimo impegno che ti sia ragionevolmente possibile (ciò che funziona, funziona).
    Se dovessimo ragionare in termini scientifici ti direi che sarebbe importante la pulizia chirurgica della placca (lavaggio con soluzione di acido acetico tamponato), antibioticoterapia e ossigenoterapia effettuata cinque giorni per settimana per almeno tre settimane.
    Nella vita reale è però necessario bilanciare gli aspetti scientifici con la tua necessità di gestire la famiglia.
    Felici auguri di serene festività. Pasquale

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  4. Claudia on

    Gentile dott. Longobardi, ho bisogno di un suo parere, anche se sono consapevole che a distanza è sempre difficile. Abbiamo vinto tante battaglie nella lotta contro la mia ferita aperta, siamo riusciti a chiudere quasi 4 cm. Ho fatto 16 sedute di iperbarica per poi seguire con un trattamento di Hyaloffill e Dermacyn eseguito da un team specializzato in ferite difficili della Multimedica di Milano. Tutto ha contribuito a chiudere gran parte della ferita, purtroppo rimane aperta ed esposta la testa dell’ultimo chiodino della placca che si appoggia sul malleolo. Sia la dottoressa dell’iperbarica sia il team della multimedica, pensano che niente chiuderà quel pezzettino in quanto manca di vascolarizzazione e che essendo aperto dal 27 ottobre rappresenta ormai un rischio d’infezione e complicanze più gravi. Il dott. Pescatori, l’ortopedico che mi ha operato e che segue tutti i mie passaggi, condivide il loro parere e mi suggerisce vivamente, dopo aver fatto una recente radiografia delle ossa (6 gennaio), di togliere la placca, suggerimento condiviso e proposto anche da tutti gli specialisti e medici che recentemente mi hanno incontrato.
    Le ossa sono ormai consolidate, cammino anche se con un piede molto rigido in quanto abbiamo fermato le fisioterapie per far chiudere la ferita. Non nego che solo il pensiero di un altro intervento mi faccia venire i brividi…..lei cosa ne pensa?

    Grazie infinite per il suo sempre opportuno e riassicurante consiglio. Claudia

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  5. Pasquale Longobardi on

    cara Claudia, ti ringrazio per l’attenzione e sono felice dei tuoi progressi. Comprendo la tua preoccupazione per un ulteriore intervento ma è necessario. L’esperienza del Centro Cura Ferite Difficili della Ausl Ravenna evidenzia che per chiudere definitivamente e bene la ferita da trauma non ci debbano essere mezzi di sintesi esposti che intralcino il lavoro delle cellule della riparazione.
    Bilancia la preoccupazione dell’intervento con la visualizzazione della pelle della gamba chiusa e sana.
    Sono certo che andrà tutto per il meglio. Un caro saluto, Pasquale

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  6. Elena on

    salve, mi chiamo Elena e ho 16 anni. Il 9 febbraio ho avuto una brutta caduta e ho riportato un frattura bimalleolare (peronale e tibiale). L’11 dello stesso mese sono stata operata, in quanto la frattura era scomposta e sembra che sia stata sistemata. Per chiudere i tagli dell’operazione, mi hanno messo i punti riassorbibili. Nel giro di qualche settimana, la differenza tra la lesione dalla parte interna della gamba (dove c’è la vite) e quella esterna (placca) era già evidente. La prima, presentava segni di guarigione perfetta con il riassorbimento dei punti, mentre il lato esterno presentava una cicatrizzazione ben diversa: i punti si sono riassorbiti prima del previsto, una parte della ferita è umida con fuoriuscita di secrezione. Mi hanno messo i punti istantanei per non permettere di far aprire la parte debole. Alla successiva medicazione hanno applicato una pometa (IRUXOL). Dopo tre giorni, riaprendo la fasciatura, c’era un evidente buco sulla parte dove hanno applicato questa pomata. Il buco non era affatto superficiale, però mi hanno consigliato di rimettere di nuovo la stessa pomata Io l’ho usata solo un giorno, dopodicchè ho smesso il trattamento perché ho visto che mi teneva la ferita umida. Hanno cominciato a scarnificare la ferita, permettendo la fuoriuscita di sangue. Fatto sta che dopo quasi un mese la ferita non si è chiusa. Ogni volta che la medicano mettono acqua ossigenata sulla ferita. Sto girando e chiedendo vari pareri e ieri mi hanno detto di fare un tampone per vedere se ci sono germi cho non permettono la chiusura della ferita. Le mie domande sono: è giusto curarla con acqua ossigenata? Come posso fare per farla chiudere? grazie. Elena

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  7. Pasquale Longobardi on

    cara Elena, ti ringrazio per l’attenzione. La tua giovane età merita la massima attenzione affinché tu possa guarire quanto prima e riprendere la normale vita sociale.

    Scappa da chi ti sta medicando!

    Il principio attivo dell’Iruxol è cloramfenicolo (antibiotico) e collagenasi (ogni proteina che finisce con il suffisso -asi “mangia” i tessuti). Ti è stato proposto per rimuovere la parte della ferita che definisci “molle” ma prima sarebbe stato necessario capire quanto è profonda la parte sofferente (ecografia, mappatura della lesione), se sia sottominata (a volte la ferita è come un iceberg, vedi solo la superficie ma sotto è più ampia), se vi sia un danno alla circolazione. Senza capire prima questi aspetti, l’uso dell’Iruxol alla cieca rischiava di fare una voragine. Per fortuna l’hai spontaneamente interrotto.

    Per quanto riguarda l’acqua ossigenata, viene proposta per eliminare i germi ma essa distrugge anche le cellule della riparazione. Stai entrando in un circolo vizioso: ammazzano il tessuto buono con l’acqua ossigenata e poi lo rimuovono con il bisturi. La ferita farà fatica a guarire in questo modo.

    Se tu potessi venire al Centro Cura Ferite Difficili della Ausl Ravenna contatta la segreteria per appuntamento (0544-500152). Il costo dell’assistenza è a carico del Servizio Sanitario Nazionale (gratuita o pagheresti solo i ticket). A secondo di quanto sia grave il danno, ti assicuro che la ferita a carico della pelle guarirebbe entro un mese, al massimo tre mesi (per i casi gravi).

    In alternativa, dimmi in quale città vivi e, se possibile, ti indirizzerò da un collega che segua i criteri del corretto approccio alla riparazione tessutale.

    Ciao, Pasquale

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  8. Margherita on

    Gentile dottore,
    anch’io sto vivendo un problema simile a quello di Elena. Purtroppo la ferita non riesce a chiudersi. Potrebbe indicarmi qualche suo collega messinese? Grazie. Margherita

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  9. Mario on

    Gentile dottore,mi chiamo Mario,ho 29 anni e sn uno sportivo da smp…il 6/10/2014 in una partita di calcio,purtroppo subisco un infortunio e il mio tendine d Achille salta…mi opero dp una settimana è tutto sembra procedere bene…sembra,perché in effetti dp aver rimosso i punti di sutura,nel giro di una settimana mi accorgo insieme al dott ke mi ha operato ke purtroppo parte della cicatrice Nn e sana e quindi siamo davanti a un ulcera di 2 cm…detto ciò,faccio presente ke sto avendo la massima attenzione da parte dell equipe ke mi ha operato,ma il problema persiste,a distanza di 2 mesi dp aver provato punti di sutura di nuovo,e medicazioni particolari ke al momento Nn m viene in mente cn quale materiale e prodotto veniva fatto….ora la domanda è,ke tipo d terapia o intervento devo fare x riportare tutto alla normalità?grazie

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