Trauma cranico

Gentile dr. Longobardi,
sono Maria Matuozzo, mamma di Matarazzo Alessia di anni 23 che, a seguito di incidente stradale subìto il 20 Ottobre 2007, ha riportato un gravissimo trauma cranio encefalico. E’ stata in coma per circa 4 mesi e ricoverata per poco più di un anno presso la Medicina Riabilitativa dell’Ospedale Civile di Cesenatico. Fino a ora c’è stato un discreto recupero cognitivo che le permette di comunicare per messo di un comunicatore erogante la parola. Infatti Alessia, avendo riportato una lesione al tronco encefalico con danno assonale diffuso, presenta anartria associata ad aprassia bucco-facciale. Anche la deglutizione è ancora limitata a cibi con consistenza omogenea per la persistenza di disturbo disfagico. La deambulazione è coadiuvata dall’aiuto di due persone per il non completo controllo del tronco e del bacino. Persiste limitazione funzionale dell’arto inferiore dx. Nell’incidente ha riportato anche una frattura della C1 consolidata spontaneamente (nell’ultima Rx di controllo risulta presente un’inversione della lordosi cervicale).

Esimio dr. Longobardi, Le scrivo a seguito di colloquio intercorso con la mamma di Jessica Abbondanza e il sig. Forlivesi. Ho contattato la segreteria che m faceva presente che posso ottenere l’appuntamento, che mi preme molto, solo dopo la Sua approvazione.

Confidando nella Sua benevola risposta in merito, distintamente La saluto. Maria Matuozzo

0 commenti a “Trauma cranico

  1. Pasquale Longobardi on

    Gentile Maria, ti ringrazio per l’attenzione e la stima. Il danno subito da Alessia è molto grave ma, grazie al vostro impegno, è bello che ci siano segnali di miglioramento. Sarei felice se potessi facilitare il vostro compito di aiutare Alessia. Contattate Claudia Assirelli, assistente alla Direzione sanitaria (tel. 0544-500152), per un appuntamento.
    Per correttezza professionale vi segnalo che, in Italia, è considerato inutile l’utilizzo della ossigenoterapia iperbarica nelle patologie cerebrali di vecchia data (vedi sito della Società Italiana di Medicina Subacquea e Iperbarica).
    A livello internazionale, in particolare negli Stati Uniti d’America, l’ossigenoterapia iperbarica è talvolta utilizzata nei traumi cranici in abbinamento alla neuroriabilitazione.
    L’obiettivo è facilitare le afferenze sensoriali e la risposta motoria; migliorare il metabolismo energetico muscolare e quindi ridurre l’esaurimento (la stanchezza) durante la riabilitazione; ridurre il suicidio programmato delle cellule nervose sofferenti (apoptosi); favorire il cablaggio dei neuroni residui.
    In un servizio presentato dai telegiornali americani (trovi il filmato in fondo al testo), il dottor Ted Fogarty di Bismarck (USA) ha segnalato il successo nel trattamento iperbarico di soldati americani, tornati a casa da Iraq o Afghanistan, con lesioni cerebrali da trauma (dal 10 al 20 per cento dei soldati).
    In particolare è stato presentato il caso del soldato della Guardia Nazionale, Tim Wicks, tornato dall’Afghanistan tre anni fa. Una esplosione aveva provocato un trauma cranico (Blast Induced Traumatic Brain Injury).
    “Sapevo che c’era gente intorno a me”, dice Wicks “ma, davvero, non ero sicuro di chi ero, dove mi trovavo, come vi ero arrivato, dove ero prima di lì. C’è voluto un pò perché tutto ciò tornasse chiaro”
    Fortunatamente per il soldato Wicks, la sua funzione cognitiva è tornata normale.
    Il dottor Ted Fogarty insieme a un gruppo di ricercatori della Louisiana State University (USA) stanno conducendo uno studio sperimentale pilota, per dimostrare che il cervello dei feriti da esplosioni può guarire con l’aiuto della ossigenoterapia iperbarica.
    Fogarty ha detto che la terapia iperbarica funziona, perché migliora l’attività elettrica nelle aree del cervello che dopo l’infortunio, a causa dell’edema, sono state affamate di ossigeno. Il dottor Fogarty ha preso fiducia nella terapia iperbarica dopo aver visto il successo per il soldato Curt Allen, vittima di trauma cranico in seguito al ribaltamento del veicolo, che è passato da una grave disabilità ad una elevata autonomia funzionale dopo 90 sedute in camera iperbarica.
    Fogarty è fiducioso che lo scetticismo verso la terapia iperbarica si stia modificando. Lo studio della Louisiana State University (USA) è a metà del percorso previsto. Finora, i soldati esaminati hanno fatto notevoli miglioramenti nella loro capacità cognitive.
    Fogarty e gli altri ricercatori sperano di produrre prove sufficienti a sostegno della terapia iperbarica nel trattamento delle lesioni cerebrali traumatiche in modo da ottenere fondi del governo USA necessari per continuare la ricerca sul tema.
    A riguardo riporto anche il video del servizio sulla NBC che mi è stato segnalato dal dr. Salvo Vasta.
    Ciao, Pasquale Longobardi

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