Blog Centro Iperbarico di Ravenna

HIV e immersione: revisionato il protocollo subacqueo DMAC

Scritto da Redazione reparto Medicina Subacquea il 03/ 09/ 2010

È stata approvata (Stavanger, 1 settembre 2010) la revisione della nota DMAC 18 – “Guidance on Acquired Immune Deficiency Syndrome in diving”. In sintesi:

  • Il 50% dei pazienti HIV positivi soffrono per un malessere, quale la febbre, per due o tre settimane dopo il contagio. Segue un periodo asintomatico che può durare in media sei – otto anni. Poi, in genere, si manifesta l’AIDS conclamato.

  • I farmaci attuali hanno migliorato l’aspettativa di vita dei pazienti HIV positivi. Ciò significa che sta aumentando il numero di pazienti HIV positivi abili al lavoro.

  • HIV è un virus che riduce le difese immunitarie. Durante la visita di idoneità medica al lavoro subacqueo è necessario verificare segni di deficit immunitario quali la diarrea cronica, perdita di peso, sonnolenza, fungo (mughetto) orale, alterazione dei globuli bianchi (leucoplasia), infezioni ricorrenti delle vie respiratorie, infezione cronica della pelle, sinusite batterica ricorrente o herpes zoster in diversi distretti della pelle.

  • La trasmissione tra subacquei attraverso la condivisione di un erogatore o altra attrezzatura, come il casco degli operatori tecnici subacquei (OTS) è teoricamente possibile ma non è mai stata comunicata nella letteratura medica. Nonostante ciò, è buona regola che normalmente l’istruttore subacqueo fornisca all’allievo un erogatore di emergenza diverso da quello da lui utilizzato. Si raccomanda l’utilizzo di attrezzatura personale e, dopo l’uso, accurata pulizia con disinfettanti certificati e verifica che sia conservata ben asciutta.

  • È controverso l’effetto dell’ambiente iperbarico su un sistema immunitario compromesso. Nei subacquei è segnalata, in letteratura medica, la riduzione della difesa immunitaria. Nella realtà - anche se negli operatori tecnici subacquei (OTS) in saturazione sono frequenti le infezioni della pelle, dell’orecchio esterno e delle ulcere cutanee - queste rispondono rapidamente ai normali trattamenti.

  • Il paziente HIV positivo, qualora sia normale la difesa immunitaria (conta dei linfociti CD4), non presenta controindicazioni all’attività subacquea (incluso il lavoro in saturazione) e il rischio di trasmettere la malattia ad altri subacquei è basso. Gli attuali farmaci rendono difficilmente rilevabile lo stato di infezione. È necessaria la sorveglianza sanitaria periodica.

  • Nella popolazione sta progressivamente aumentando il numero di pazienti HIV positivi. Il contatto quotidiano con oggetti di uso comune (posate, cibo, asciugamani, abiti, arredamento) non rappresenta un rischio. Il rischio di contagio attraverso il sangue e altri liquidi biologici deve essere minimizzato applicando la procedura abitualmente utilizzata (lavaggio mani, utilizzo metodico dei guanti) per la protezione verso qualsiasi virus trasmesso dal sangue e dai liquidi biologici (p.es. epatite virale).

  • Il test per HIV non è obbligatorio per i subacquei industriali e altro personale dell’industria. La formazione dei subacquei deve includere le misure di igiene per la protezione dalle infezioni trasmesse tramite sangue. Qualora l’operatore tecnico subacqueo abbia dei sintomi sospetti per infezione da HIV, gli deve essere offerta la possibilità di eseguire il test e gli vanno fornite informazioni competenti sulla malattia e sull’impatto sul lavoro.

  • DMAC incoraggia i subacquei che siano a conoscenza di essere HIV positivi di parlarne con il loro medico subacqueo di fiducia.

 

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